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Libera Università Tito Marrone > Relazioni svolte > 'Il mistero del dipinto scomparso -Ipotesi sul polittico di Trapani'

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'Il mistero del dipinto scomparso -Ipotesi sul polittico di Trapani'

Il dott. Giuseppe Abbita, nostro Direttore amministrativo, ha tenuto un'interessante conferenza al Museo Pepoli di Trapani, proponendo valide ipotesi sul polittico della Cofraternita di S. Antonio Abate

Relatore: Dott. Giuseppe Abbita

<_div>Immagine riferita a: 'Il mistero del dipinto scomparso -Ipotesi   sul polittico di Trapani'Antonello da Messina  sarebbe stato a Trapani tra il 1438 e il 1439 e avrebbe collaborato con il suo maestro alla realiImmagine riferita a: 'Il mistero del dipinto scomparso -Ipotesi   sul polittico di Trapani'zzazione del polittico della Confraternita di S. Antonio Abate, oggi al Museo Pepoli.Il Maestro gli avrebbe affidato l’incarico di dipingere le figure alle estremità dei pilastrini laterali, delle quali figure, quella di sinistra, un suo autoritratto, è andata, purtroppo, perduta.La notizia, oggetto di una comunicazione da parte del socio fondatore dell’Associazione Amici del Museo Pepoli, nonché direttore amministrativo della nostra Libera Università 'Tito Marrone', è stata data l’altra sera al Museo Pepoli nel corso di un relazione avente per argomento: 'Il mistero del dipinto scomparso e la storia favolosa di un mancato pellicciaio. Nuove acquisizioni e nuove ipotesi sul polittico di Trapani'.La notizia, che, a dire dellImmagine riferita a: 'Il mistero del dipinto scomparso -Ipotesi   sul polittico di Trapani'Immagine riferita a: 'Il mistero del dipinto scomparso -Ipotesi   sul polittico di Trapani'Immagine riferita a: 'Il mistero del dipinto scomparso -Ipotesi   sul polittico di Trapani'’autore, ha dell’incredibile, e che potrebbe sembrare  l’ennesima fake new, deriva invece da ricerche certosine su archivi,  scritti notarili, contratti di prestazione d’opera, codici miniati; e dal ritrovamento della descrizione del particolare perduto in un  manoscritto dell’800.L’autore ha confutato, con condivisibili argomentazioni, due date fondamentali: quella dell’esecuzione del polittico e quella della data di nascita di Antonello.Un momento di autentica emozione si è avuto quando l’autore ha voluto donare al Direttore del Museo una riproduzione fotografica del dipinto mancante, rintracciata presso un archivio di Palermo, aggiungendo -sono sue parole - il tassello mancante e riconsegnando il polittico nella sua integrità, anche se virtuale, alla memoria storica del Museo.E’ seguita una rapida ed originale panoramica sulla vita e sulle opere di Antonello, definito dall’autore un grande italiano che, nonostante la sua formazione nordica, seppe rappresentare al meglio lo spirito, l’inventiva, la luce, lo spazio, la genialità italiani.Così ha infine concluso la sua relazione:'In data  30 marzo 1479 Antonello  fa testamento e tra le altre cose esprime la sua massima volontà di essere sepolto nel convento di S. Maria del Gesù  con l’abito talare di frate minore osservante di San Francesco. Qualche giorno dopo avere fatto testamento Antonello muore nella sua Messina.Mi piace immaginarlo così: aveva accanto a sè l’Annunziata, l’ultima sua opera, che egli aveva dipinto per se stesso, come atto devozionale, pro eius anima;  proprio come l’imago Verginis Marie che il notaio Salvatore di Noto aveva voluto che fosse dipinta in una chiesa di Mazara, e di cui lui  era stato esecutore testamentario.In questa tavola Antonello ha esautorato l’angelo e ne ha preso il  posto, in un dialogo diretto, strettamente personale, con la Vergine.E così, ancora oggi, chiunque si trovi di fronte al quadro è messo nella condizione di recitare perfettamente la parte che compete all’angelo stesso, rappresentando  l’inginocchiatoio l’unico elemento di separazione tra la Vergine e lo spettatore.Il manto dell’Annunziata  è reso con l’azzurro ultramarino, colore tanto caro ad Antonello, ottenuto dai lapislazzuli, e ben più prezioso della comune e più economica  azzurrite: oltremare che mescola con biacca così da ottenere una tinta chiara, dai riflessi metallici.Questo capolavoro assoluto dell’arte, per le imperscrutabili vie del destino, giunse circa un secolo fa a Trapani, precisamente a Salaparuta, dove dimorò nella casa di Mons. Di Giovanni, e dopo la sua morte fu ceduto dagli eredi al Salinas, che lo portò a Palermo.Un tributo postumo, se così lo vogliamo chiamare, del pittore, a Trapani, dove aveva trascorso alcuni anni della sua fanciullezza, e dove aveva rischiato di diventare un pellicciaio.Quella Trapani, che nel polittico del nostro Museo, gli aveva dato i natali pittorici.' - Alla fine della conferenza numerosi sono stati gli interventi tra cui quelli dell'arch. Biondo, Direttore del Museo, della prof.ssa Novara e del nostro Presidente Prof. Antonino Tobia. Un lungo applauso ha chiuso la serata.

Autore Prof-Greco

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Inserito il 08 Febbraio 2018 nella categoria Relazioni svolte