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Libera Università Tito Marrone > Relazioni svolte > Giacomo Leopardi: dalla poesia dell'Idillio alla Ginestra

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Giacomo Leopardi: dalla poesia dell'Idillio alla Ginestra

Il prof. Antonino Tobia ha commentato quello che, a parere della critica, è tra i più complessi dei canti leopardiani, mettendo in luce il messaggio di solidarietà umana del Poeta.

Leopardi a Napoli

Si riporta qui di seguito l’abstract della relazione del prof. Antonino Tobia.

"Leopardi scrisse La Ginestra a conclusione della sua breve esistenza nel 1836 a Torre del Greco. Non appartiene alla poesia dell’Idillio, sebbene scorci idilliaci affiorino di tanto in tanto attraverso l’aridità della scelta lessicale e la tensione logica dell’impegno epidittico. La citazione evangelica tratta dal vangelo di san Giovanni: E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce, precede la stesura del lungo componimento di 317 versi. In essa il poeta focalizza la tendenza, da lui considerata esecrabile, propria del suo secolo superbo e sciocco. L’accusa è mossa contro gli spiritualisti cattolici, profeti di magnifiche sorti e progressive, e contro ogni metafisica che nella fede in un Ente superiore da adorare ripone il suo orgoglio anziché riconoscere la propria misera condizione di essere fragile, soggetto al perpetuo rinnovarsi della Natura matrigna attraverso un processo di vita e di morte, di nascita e d estinzione. Il formidabile e sterminator Vesevo, che sta dinanzi allo sguardo indagatore del poeta è la stessa Natura che si era presentata al passeggere nella Operetta morale scritta alcuni anni prima. La Ginestra si presenta come l’estrema riflessione del poeta sulla dignità dell’uomo, che egli fa derivare esclusivamente dall’onestà intellettuale di saper guardare alla realtà con gli occhi della verità, lontano dalle belle fole che avrebbero confortato gli spiriti ingenui dei nostri antenati, ma che dovevano apparire ridicole ad ogni intellettuale avveduto del XIX secolo. Tuttavia, dinanzi al furore distruttivo della Natura, il poeta ricorre alla Ginestra come simbolo di dignità e di umiltà. Il fiore del deserto rappresenta la vittoria della vita sulla morte e allo stesso tempo la serena accettazione del destino di ogni creatura vivente. Ma, il valore aggiunto della Ginestra consiste nel passaggio dalla protesta alla proposta: se gli uomini, presa coscienza del loro status pensassero ad unirsi in social catena potrebbero evitare di aggiungere alle tante sofferenze che ci vengono inflitte dalla natura quelle causate dalla violenza dell’uomo contro l’uomo. L’auspicio, che è anche il testamento morale del poeta, è quello che un giorno gli uomini possano cessare di portare le armi contro il loro prossimo e si costituiscano in una salda confederazione, valida a unire le loro energie morali, fisiche ed intellettuali nel convincimento che la Natura non può essere sconfitta ma limitata nei suoi effetti di morte e distruzione. La Ginestra, flessibile e tenace, col suo odore è lì sulle pendici del Vesuvio, come in ogni altro luogo abbandonato, a testimoniare la vita e col profumo dei suoi fiori a consolare gli animi afflitti. La Ginestra è essa stessa la poesia."

Prof. Antonino Tobia.

Autore Prof-Greco

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Inserito il 09 Aprile 2011 nella categoria Relazioni svolte