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In viaggio con l'arte dell'800 siciliano. Teoria e critica

Il critico d'arte Paolo Battaglia La Terra Borgese ha relazionato sugli aspetti più significativi dell'arte siciliana realizzata nel corso del XIX secolo

Relatore: Prof. Paolo Battaglia Laterra Borgese

 Si riporta qui di seguito la relazione del critico Paolo Battaglia La Terra Borgese

"Un lasso di tempo che degnamente segna la storia dell’arte è a tutti gli effetti un museo, un luogo sacro. È un museo sacro perché si pone come luogo riconoscibile di una identità culturale. Il rapporto tra quel periodo e la cultura della società è un momento centrale; è la costruzione progressiva di un approccio consapevole da parte del mondo della storia al patrimonio artistico dei beni culturali di tutte le arti, e solo attraverso questi percorsi si pongono le premesse per una società dalle basi solide.

La crescita culturale e civile della società in cui viviamo passa da questa acquisizione di una autentica consapevolezza culturale. Bisogna ribadire il ruolo forte dell’arte in relazione alla promozione culturale delle generazioni più giovani e raccogliere i frutti di un lavoro portato avanti insieme da chi lavora dentro il museo temporale e da chi lavora per istruire attraverso l’insegnamento.

Tenterò adesso di avvicinare noi a quel museo d’arte definitosi nell’Ottocento in Sicilia. Il tempo ci è tiranno e dunque non andremo oltre ai pochissimi autori più significativi, nemmeno oltre alla pittura. La mia sarà una breve illustrazione delle immagini delle opere più significative prese in esame e qualche visitapuntata alla critica dell’arte.

L’idea conduttrice di questo mio intervento è nata dalla considerazione che un periodo della storia dell’arte può avere nella nostra società un ruolo specifico in rapporto alla situazione sociale maturata in un determinato territorio. Quindi, ci dedicheremo a mantenere presenti nel nostro tempo alcune testimonianze del passato:se è vero che sempre meno tempo potrà essere dedicato, nel sistema istruzione odierno integrato ai bisogni di una società tecnologicamente avanzata, agli studi umanistici è anche vero che questo vuoto può essere in parte colmato da istituzione libere come questa rispettabilissima Università per una cultura diversamente attiva. 

Ci occuperemo soprattutto del palermitano Francesco Lojacono, il più importante pittore dell’Ottocento siciliano, che fu uno dei primi paesaggisti a servirsi della fotografia per realizzare da questa i dipinti, una sorta di preraffaellita nostrano con la tendenza romantica a rivalutare l’arte dei quattrocentisti. In pieno Ottocento, mentre gli artisti cercano di emulare l’esattezza delle fotografie, i fotografi cercano di riprodurre nelle loro immagini la qualità atmosferica della grande pittura di storia o dei paesaggi.  Molti fotografi d’altro canto, che avevano studiato per diventare pittori prima di essere catturati dalla macchina fotografica, creano fotografie che cercano di imitare le qualità atmosferiche della pittura, mentre utilizzano le fotografie come studi preparatori invece del disegno. Mai come nella prima metà del XIX secolo il dialogo tra arte e fotografia si fa dunque così aperto e fruttuoso, anche in un’Italia dove la situazione politico sociale, i problemi connessi alla mancanza di unità politica, il mancato sviluppo dell’economia e la conseguente assenza di una classe borghese determinano un ritardo nell’apprendimento dei fenomeni artistici e letterari che hanno luogo nel resto d’Europa, come ad esempio l’impressionismo nato in Francia. In campo artistico si assiste al formarsi di numerose scuole locali ciascuna delle quali aspira ad arrogarsi il privilegio di rappresentare l’arte nazionale. Nasce così una scuola piemontese, una scuola napoletana, una toscana, una veneta, romana ecc.

La caratteristica principale dell’arte che si sviluppa in Italia nell’800 è infatti il cosiddetto 'regionalismo', la tendenza cioè alla formazione di Scuole e correnti artistiche locali ciascuna delle quali aspira a configurarsi come l’espressione dell’arte italiana o a collegarsi con altre per dar vita a un fenomeno nazionale. In realtà l’utopia di una visione globale dei fatti artistici in Italia non fu, nell’800, mai raggiunta. Al contrario, ciò che oggi emerge dall’analisi dei fenomeni artistici di due secoli addietro è piuttosto la diversità e la difformità di vedute.

Lo abbiamo accennato che ragioni storiche, sociali ed economiche ci possono spiegare questi fatti che sono riconducibili alla differente situazione politica ed al conseguente diverso grado di sviluppo delle varie regioni italiane che determinano un ritardo dei fenomeni artistici e letterari che hanno luogo nel resto d’Europa.

Una delle caratteristiche più evidenti nel panorama artistico siciliano è la difficoltà di inquadrare secondo una precisa periodizzazione, correnti e singole personalità artistiche: eclettismo, desiderio di sperimentazione, variazioni perpetue, sono le caratteristiche della pittura del secolo scorso in Sicilia.

Più facile individuare temi e argomenti che, di volta in volta, vengono trattati in maniera differente dai singoli artisti, dalla trattazione del paesaggio naturale o cittadino, alla ritrattistica, ai temi storici e sociali.

L’arte del primo ‘800 trova la sua massima espressione nella ritrattistica di Giuseppe Patania, Salvatore Lo Forte, Vincenzo Riolo. Il ritratto è un tema particolarmente caro all’epoca romantica che vi aveva trasposto il lacerante conflitto tra individuo e aspirazione all’ideale. Gli artisti siciliani aggiungono una notazione realistica che è soprattutto realismo psicologico: espressione di sentimenti e sensazioni interiorizzate.

Patania (Palermo 1780-1852), dipinge quadri storici, religiosi, paesaggi, si dedica anche alle incisioni, alle miniature e alle scenografie. Fu, per i tempi, un artista estremamente popolare: le sue opere erano presenti nelle case signorili, nelle chiese, nelle sacrestie. Fu il rappresentante di un gusto neoclassico che si esprimeva nella perfetta fusione ed equilibrio  tra disegno e colore. Di particolare interesse sono i ritratti, dove l’artista è meno vincolato dal rispetto di canoni pittorici prestabiliti. Bisogna citare il famosissimo 'Ritratto di sacerdote infermo', dove Patania pone particolare attenzione alla resa psicologica del personaggio attraverso la notazione realistica dei particolari e dell’insieme. Osserviamo il copricapo nero che mette in rilievo i tratti grossolani del viso, gli occhi arrossati dalla matita, le labbra tumide, l’espressione stanca e rassegnata. Nell’'Autoritratto', opera del periodo giovanile, composta dopo i primi soggiorni a Roma e Firenze, si nota una impostazione più aulica. Un minore tono realistico nella resa della figura, una maggiore idealizzazione del personaggio descritto secondo i canoni della ritrattistica ufficiale.

Riolo (Palermo 1772-1837) fu allievo di Sozzi e Manno, artisti settecenteschi. Una importanza notevole nella sua formazione artistica deriva dagli insegnamenti del Camuccini e del Benvenuti a Roma, maestri dei quali il Riolo apprende i canoni e le regole del neoclassicismo, movimento artistico e culturale che si manifesta in Europa a partire dalla seconda metà del 18° secolo per reazione al barocco e al rococò, caratterizzato dal ritorno alle forme classiche assunte come norma ed esempio di perfezione. Era quella l’epoca delle scoperte archeologiche, del rinnovato interesse per l’antichità greca e latina di cui la Sicilia aveva numerose testimonianze riportate alla luce proprio in quegli anni, dagli scavi archeologici. In questo clima nascono gran parte delle opere mitologiche del Riolo, amico di Vincenzo Monti, poeta e letterato neoclassico di cui l’artista esegue un ritratto. Autore insieme a Giuseppe Velasco e Giuseppe Pataniadelle decorazioni della Casina alla Favorita, a Palermo, Riolo si cimenta  nel ritratto descrivendo i personaggi nel rispetto di canoni neoclassici che aveva appreso dai suoi maestri. Il risultato è un’immagine cristallizzata, priva forse di quella vitalità di sentimento che è possibile notare nei ritratti del Patania o del Lo Forte. Il suo linguaggio pittorico sempre equilibrato nella forma e nell’uso del colore, gli imponeva infatti di contenere l’espressività del soggetto in una sorta di maschera di compostezza ed austerità, come si legge in 'Pastore con zampogna'.

Salvatore Lo Forte (Palermo 1809-1895), è allievo a Roma del Camuccini, artista famoso nell’ambito della pittura neoclassica. Ben presto i Lo Forte si lascia dietro il modo di dipingere tipico del neoclassicismo per rivolgersi ad una pittura verista che riceve l’ammirazione e i consensi di un celebre pittore italiano, Francesco Hayez.Un esempio di questo modo di dipingere  è il 'Ritratto di giovane gentiluomo' dove si nota l’uso di toni caldo-dorati e di un colore denso e pastoso unito ad una solida capacità di disegnare definendo con precisione i contorni e i tratti somatici. Paragonato all’autoritratto del Patania appare evidente la differenza nella trattazione di due temi analoghi: il soggetto del Patania risente dello stile neoclassico e di una tendenza alla idealizzazione delle figure umane, quello del Lo Forte mostra il giovane aristocratico in tutta la sua veridicità non idealizzato in una visione stereotipata: basta osservare la foggia dei capelli, l’espressione del viso, i lineamenti che fanno pensare alle origini forse tipicamente locali del personaggio.

La trattazione del paesaggio è l’altro grande tema cui si ricollega la pittura siciliana dell’800. In esso si cimentano tutti i maggiori artisti dell’epoca apportando ciascuno il contributo della propria sensibilità e del proprio talento.

Francesco Lojacono ( Palermo 1838-1915), figlio di Luigi, valente pittore noto soprattutto per la sua bravura nella descrizione di scene di battaglia. Allo studio di Luigi Lojacono si formano i maggiori pittori dell’epoca: Leto, Catti, De Maria e il figlio Francesco. Dopo i primi insegnamenti paterni il giovane Lojacono si reca a Napoli dove è allievo di Filippo Palizzi, un celebre artista dell’epoca noto per la sua adesione al realismo pittorico che lo portava a descrivere e riprodurre la realtà con esattezza secondo canoni che avrebbero condizionato anche la letteratura. Nel 1856 Lojacono espone per la prima volta a Palermo la sua opera dal titolo 'Paesaggio grande ideale che riscuote notevole successo tra i contemporanei. Erano gli anni precedenti l’Unità d’Italia: nel 1860 Francesco Lojacono si arruola con i Garibaldini insieme al padre e al fratello e due anni dopo nel 1862 viene fatto prigioniero sull’Aspromonte insieme a Menotti Garibaldi. Dopo l’avventura Garibaldina la sua carriera artistica prosegue senza tregua con mostre a Palermo, Napoli, Firenze, Vienna, Parigi, Venezia dove partecipa a numerose edizioni della Biennale. Nel 1911, in occasione del 50° anniversario della sua attività, viene coniata una moneta opera dello scultore Antonio Ugo. Le prime opere del Lojacono sono opere di soggetto storico sull’onda del diffondersi delle tematiche romantiche anche se non si può certo parlare di romanticismo in senso stretto ma piuttosto di adesione a temi allora in voga. L’esperienza napoletana, il contatto con i vedutisti (quei pittori cioè che dipingevano vedute naturali riproducendole con tecnica quasi fotografica ed attenzione alla resa del particolare) lo spinge a rivolgersi verso la pittura del paesaggio. Comincia, in quegli anni, ad osservare la natura intorno a sé, a studiarla dal punto di vista della resa pittorica, ad immaginarla in una architettura spaziosa e coloristicamente simile alla realtà. Anche se Lojacono conosceva, se non altro attraverso l’esperienza di Filippo Palizzi, la pittura di Corot, del Rousseau che dipingevano la natura osservandola direttamente, preferisce sempre attenersi ad un genere di pittura più tradizionale nel quale tecnica, disegno ed abilità nel dosare ed armonizzare i colori hanno il sopravvento  sul sentimento della natura, sull’emozione di osservare i fenomeni naturali. La sua è una pittura nella quale il reale viene reso nella sua oggettiva evidenza. La Particolare natura del paesaggio agrigentino dove l’artista trascorre qualche tempo dopo l’avventura Garibaldina contribuì alla sua formazione pittorica permettendogli di rendere concrete le regole di atelier apprese a Napoli. Ad Agrigento Lojacono impara a rendere le pietre nella loro evidenza materica, e a dar vita a un semplice  ciuffo d’erba ed a ogni particolare della visione naturale. Il Paesaggio siciliano è per l’artista ricco di spunti pittorici: un paesaggio nel quale la luce intensa annulla le ombre e mette a nudo le rocce e tutte le stratificazioni del suolo: lo si vede bene in 'Vento di montagna' del 1872. La vegetazione è ricca e mutevole a seconda della intensità della luce. Goethe, celebre letterato tedesco che in Sicilia fece numerosi viaggi, nella sua teoria dei colori afferma che in ogni prato ci sono tutte le tonalità di verde e in un lembo di cielo tutti i celesti e gli azzurri e in un giardino tutti i colori, dal rosso delle arance al giallo dei limoni, al biondo delle spighe. Nel descrivere un paesaggio siciliano Goethe ancora afferma che 'quella che si vedeva non era più natura ma soltanto dei quadri distinti, quali il pittore più provetto avrebbe ottenuto, staccandoli l’uno dall’altro mediante una patina di vernice'. Maria Accascina, studiosa dell’800 e vissuta nei primi del ‘900 scrive che Lojacono realizza il compito assegnato dal Goethe: 'Staccò l’uno dall’altro brani di quella natura e li riportò sulla tela'.Nel periodo fra il ’70 e ’80 Francesco Lojacono si dedica allo studio della luce e delle trasformazioni che essa opera sulla realtà. Maria Accascina definisce questo periodo delle pietre vive 'Vivono le pietre –dice- ardono di sole, danno a tutti i sensi l’intuizione della pietra immersa nella chiarità solare: non sono macchie ma volumi intrisi di luce'. Lojacono non dà alla luce una funzione lirica, cioè di trasfigurazione della realtà ma al contrario la rende come essa si presenta nella realtà naturale. Da qui l’epìteto di 'ladro di sole' rivolto all’artista dai contemporanei e che Lojacono accetta di buon grado. In effetti le capacità del Lojacono talmente spinte da vedere e dipingere la nebbia siciliana come nella 'Veduta di Palermo'del 1838. In Sicilia il verismo consente di rendere luoghi e persone veri e vivi come le pietre e gli alberi di Lojacono ed i personaggi di Verga, scrittore, drammaturgo e fotografo nativo di Vizzini in provincia di Catania. Lojacono con Verga e Pitrè vive e interpreta la Sicilia nella seconda metà dell’800, nel trapasso tra il vecchio e il nuovo secolo. è interessante notare il valore di memoria della pittura del Lojacono che ferma sulla tela e rende eterne nel ricordo immagini della Sicilia, del suo mare, delle sua campagne. E proprio questi luoghi che nell’800 furono travolti dall’espansione delle città e che oggi sono stati sconvolti dalla speculazione edilizia e dalla cementificazione sopravvivono nella loro luminosità e nel loro splendore nelle opere del Lojacono testimonianza di una Sicilia che fu e che oggi è purtroppo tanto diversa.

Magari un’altra volta parleremo pure di Michele Catti, che frequentò lo studio di Francesco Lojacono; di Antonino Leto, monrealese; di Tommaso Riolo, figlio di Vincenzo; delle costruzioni prospettiche di Giuseppe Sciuti; o del leonfortese Filippo Liardo; Ettore De Maria Bergler; e anche del napoletano Michele Cortegiani che è autore insieme a De Maria e Rocco Lentini delle decorazioni del teatro Massimo di Palermo; o ancora di Luigi Di Giovanni…Ma ci fermiamo qua! Grazie"---------

 

Paolo Battaglia La Terra Borgese (Piazza Armerina, 28 luglio 1960) è un critico d’arte italiano.Ha fondato nel 2011 il Premio Arte Pentafoglio, onorificenza orientata ad insignire annualmente Capi di Stato e di Governo, vertici delle Istituzioni Civili e Militari, Artisti, Letterati e Scienziati di chiara fama, eccellenti operatori commerciali ed economici, alti prelati e comuni cittadini che, spesso nell’ombra, si sono impegnati nel volontariato in difesa dei diritti umani, della legalità e della pace, testimoniando così la continua elevazione dell’Umanità attraverso l’operosità e la cultura. 

 

Svolge attività di consulenza artistica per diverse istituzioni e fondazioni. 

 

 

Dal 2015 presta consulenza artistica al Comune di Castronovo di Sicilia, dove ha curato la nascita del Museo Civico di Arte Contemporanea di Palazzo Giandalia e ne dirige la piena attuazione. 

 

 

Scrive per 'Resapubblica', quotidiano on line. 

 

 

Dal 2011 è Presidente di Giuria del Premio Arte Pentafoglio, premio internazionale 

 

 

Sino al 1999, quale Consulente Artistico, è chiamato a collaborare per l’Arte e l’editoria artistica da Sipleda, Editalia, IPZS Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e altre Società tra le quali alcune Licenziatarie dei Musei Vaticani. Ha curato esposizioni di artisti di spessore e fama internazionale. Nel 2006 conia il termine 'partecipativa', intendendo riqualificare e reinterpretare il ruolo dell’Artista nelle mostre collettive. Nel 2009 è eletto dall’Assemblea della Società Cooperativa di Costruzione Abitativa a r. l. nel Consiglio di Amministrazione, carica che lo che lo impegna, in particolar modo, nelle scelte estetiche. 

 

 

Nel 2011 è eletto presidente del Circolo San Matteo, ente di promozione sociale per le arti figurative, che tutt’ora presiede. 

 

 

 Nel 2014 è eletto Consigliere Provinciale Acli Terra, l’associazione professionale delle ACLI la cui iniziativa favorisce l’integrazione e interscambio fra culture e tradizioni sui territori, nella fedeltà a valori e radici comuni.  

 

Attività didattica: Si occupa di strategia ed organizzazione nei sistemi culturali pubblici e privati: nel 2012 è docente per la formazione di esperti in progettazione e organizzazione di eventi culturali, nell’ambito del programma operativo Sicilia FSE 2007-2013; nell’annualità 2013/2014 è docente per la formazione di esperti in web marketing e management per l’impresa turistica, a valere sul piano straordinario per il lavoro in Sicilia; nel 2013/ 2014 è docente per la formazione di esperti nei servizi per la gestione alberghiera ed extralberghiera, a valere sul piano straordinario per il lavoro in Sicilia; nel 2014, quale docente, ha contribuito alla formazione di esperti nella valorizzazione delle Risorse Culturali Teatrali, a valere sul piano straordinario per il lavoro in Sicilia.

Autore Legre

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Inserito il 30 Ottobre 2018 nella categoria Relazioni svolte