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L'enigma irrisolto di un mito leggendario

Leonardo Greco ha relazionato sul suicidio collettivo degli ultimi zeloti di Masada, nel 73 d.C., alla luce delle ultime ricerche archeologiche

Relatore: Prof. Leonardo Augusto Greco

Immagine riferita a: L'enigma irrisolto di un mito leggendarioImmagine riferita a: L'enigma irrisolto di un mito leggendarioImmagine riferita a: L'enigma irrisolto di un mito leggendarioL’assedio di Masada è stato l’episodio che ha concluso la prima guerra giudaica, nel 73 d,C.Tre anni prima i romani avevano cinto d’assedio la città di Gerusalemme causando centinaia di migliaia di morti. L’assedio, infatti, era stato così severo che la maggior parte dei morti era stata dovuta alla fame. Si erano verificati episodi raccapriccianti: la gente entrava nelle case in cerca di cibo e massacrava intere famiglie se non trovavano nulla da mangiare. Ci erano stati pure episodi terribili che avevano inorridito per la loro disumanità come quello di una madre che aveva mangiato il proprio figlio. Come predetto dalle profezie, i romani avevano pure distrutto il sacro Tempio del quale non erano rimaste nemmeno le pietre. Tutti i tesori ivi custoditi, come il grande aureo candelabro a sette bracci, erano stati depredati e portati a Roma. Non si erano arresi soltanto mille zeloti che, con mogli e figli, si erano rifugiati nella fortezza di Masada a 100 km da Gerusalemme e a poca distanza dal Mar Morto.Masada era una fortificazione costruita da Erode su una collina alta all’incirca quattrocento metri, giudicata assolutamente imprendibile.Erode aveva lasciato libera soltanto la spianata in cima, onde poterla destinare a coltivazione. In questo modo, in caso di assedio, poteva disporre di ogni risorsa alimentare. Ad un livello più basso aveva costruito un’elegante reggia arricchita di porticati, bagni, colonnati e cisterne per la raccolta dell’acqua.La fortezza era pure dotata di grandi magazzini ove erano stipati enormi quantità di grano, vino, olio, legumi e datteri.Quando Eleazar Ben Yair, capo degli zeloti, occupò la fortezza, trovò quest’abbondanza di viveri in perfetto stato di conservazione. Venne pure trovata una grande quantità di armi sufficienti per migliaia di soldati .Tutto faceva supporre che mai nessuno sarebbe riuscito a conquistare quel fortilizio…Ma i romani erano maestri nell’arte degli assedi. A capo di circa 7.000 uomini c’era Flavio Silva, un abile generale che pose il campo ai piedi della collina. Prima di attaccare, provvide al rifornimento di acqua le cui sorgenti erano lontane una quindicina di Km dal campo base. Si dedicò poi all’assedio e si rese conto che la solidità della fortezza richiedeva grande abilità strategica.Realizzò dunque un muro attorno al colle per impedire intanto ogni eventuale fuga e successivamente costruì un grande terrapieno sul quale venne alzata una torre più alta delle mura della fortezza.Dall’alto di questa torre, i Romani potevano impedire a chiunque di affacciarvisi; poi Silva diede ordine di battere continuamente il muro di difesa con un grosso ariete e alla fine, il muro crollò.Ma all’interno i Sicari avevano eretto una palizzata di legno in grado di assorbire la violenza degli urti.A quel punto Silva comandò ai suoi uomini di scagliarvi contro delle torce accese e le  fiamme divamparono e bruciarono tutto. Sopravvenuta la notte i romani decisero di rinviare l’assalto finale al giorno dopo.Lo storico Giuseppe Flavio racconta la tragica decisione presa dagli zeloti durante la notte Eleazar ben Year decise di spingere al suicidio collettivo i suoi compagni e per convincerli prospettò ciò che li aspettava se fossero caduti vivi nelle mani dei nemici: essere uccisi fra tormenti e umiliazioni - per i propri familiari la vergogna della schiavitù - la sorte terribile che sarebbe toccata ai prigionieri divenuti schiavi dei Romani, uccisi nei circhi per divertimento e parlò anche dell’immortalità dell’anima. Quindi da una parte tormenti e umiliazioni, dall’altra la pace di una vita eterna.Fu così che, sempre secondo il racconto di Giuseppe Flavio, gli uomini trafissero con la propria spada i membri della propria famiglia. Ognuno poi si distese al fianco dei propri cari per essere a loro volta uccisi da dieci uomini estratti a sorte. Infine morirono tutti: sfuggirono alla morte solo due donne anziane e cinque bambini che si erano nascosti nei sotterranei.Le vittime furono 960, comprese le donne e i bambini.Quando all’alba i romani si lanciarono all’attacco non trovarono nessun nemico e, quando le due donne sopravvissute, spiegarono l’accaduto i romani non poterono non provare ammirazione per il nobile gesto e per il disprezzo della morte. Masada, rappresentò l’ultimo grido di libertà degli ebrei prima di soccombere.La vicenda di Masada fu dimenticata per secoli; soltanto nel 1842 avvenne la scoperta della fortezza. Masada ha assunto oggi un significato patriottico, uno dei miti fondativi di Israele, simbolo della forza d’animo del popolo ebraico ed Eleazar ben Year è considerato un eroe nazionale.Masada è il simbolo di un eroismo sfortunato che si battè contro la tirannia. Dal 1967, per volontà di Moshè Dayan, ogni anno le nuove reclute si recano su quel sito per pronunciare  un giuramento con la formula: Masada non cadrà una seconda volta! Oggi la fortezza è uno dei più importanti siti archeologici del paese, dichiarato dall’Unesco,patrimonio dell’Umanità. SULLA SCORTA DELLE RICERCHE DEGLI STUDIOSI tuttavia sussistono delle perplessità sull’assedio e sul suicidio di massa.Tutto quello che è stato raccontato dallo storico sembra ricostruito in maniera piuttosto superficiale e suscita dei dubbi. Gli scavi hanno fornito pochi materiali archeologici e non confermano gli avvenimenti. A Masada i reperti ritrovati sono alcune pergamene, ceramiche, un sandalo, armi e monete: tutto risale all’anno dell’assedio ma niente dimostra ciò che veramente avvenne. Sono stati ritrovati anche undici 'ostraka', (i cocci usati per le estrazioni a sorte), resti umani e la rampa costruita dai romani. Tutto sembrerebbe provare che la storia di Giuseppe Flavio sia assolutamente vera. Tuttavia gli archeologi non indagarono sull’origine dei resti umani che furono addirittura sepolti dal governo israeliano con gli onori militari. Successive ricerche proverebbero che i corpi risalivano all’epoca bizantina. Secondo i sondaggi archeologici la rampa non sarebbe stata alta 125 metri come preteso da Giuseppe Flavio, ma appena 12 metri. I romani sfruttarono uno sperone di roccia naturale. Un’opera che, secondo la strategia romana, non dovette durare più di un mese; dunque la resistenza di Masada non durò anni ma settimane. Il racconto di Giuseppe Flavio non trova riscontro neppure nella questione del successivo incendio di Masada. Secondo lo storico i difensori appiccarono il fuoco alla fortezza prima di suicidarsi ma non incendiarono i magazzini per dimostrare che non cedevano per fame. Tuttavia i ritrovamenti archeologici mostrano spessi strati di cenere anche nei depositi. I resti umani di Masada  furono sepolti dal governo israeliano  nel 1969 con gli onori militari, ai piedi della fortezza. UN’IPOTESI: i corpi ritrovati potrebbero essere dei soldati romani morti durante l’assedio giacché nelle vicinanze sono state trovate ossa di suino, animale impuro per gli ebrei. Un’ultima questione che non torna: secondo Giuseppe Flavio, a Masada morirono 967 persone - gli scavi hanno scoperto solamente 28 corpi. Nel palazzo dove Giuseppe dice che si tenne il suicidio di massa solo tre persone. Yigael Yadin (militare, archeologo e politico israeliano) ha sostenuto che i resti fossero dei «difensori di Masada» e che i tre, ritrovati insieme, fossero quelli di una famiglia. Tuttavia, un antropologo ha stabilito che l’uomo era tra i 20 e i 22 anni, la donna era tra i 17 e i 18 anni il bambino tra gli 11 e i 12. L’uomo e la donna avrebbero potuto essere una coppia ma il bambino certamente non avrebbe potuto essere loro figlio. Gli altri 25 corpi sono stati trovati nascosti in una grotta e  potrebbero essere di Sicari nascosti prima dell’arrivo dei Romani e poi uccisi. Ancora una volta non è provato alcun suicidio di massa. Esaminando i fatti non emerge alcunché di eroismo. Al contrario i fatti evidenziano la storia di una discutibile rivolta, di un gigantesco fallimento, della distruzione del Tempio e di Gerusalemme, di massacri di ebrei, di differenti fazioni che combattevano e si ammazzavano a vicenda. In ultima analisi, leggendo 'La Guerra Giudaica' di Giuseppe Flavio, emerge che 1) Eleazar ben-Yair era un terrorista 2) Pretese  che i romani non entrassero più nel tempio per eventuali sacrifici 3) Fu una decisione insensata: Tutti, di qualsiasi religione, potevano offrire sacrifici al Tempio 4) Eleazar sapeva che, a seguito di questa decisione, ci sarebbe stata la guerra ed era ciò che voleva. Ma la guerra non prese la piega voluta. I sicari iniziarono a massacrare coloro che non mostravano sufficiente odio verso i romani e costoro schiacciarono la rivolta con una ferocia raccapricciante.--Masada è oggi un’importante meta turistica a motivo della sua storia che sfiora la leggenda. Per andare a visitarla normalmente si prende un’auto a noleggio. Il percorso richiede un’ora circa. Le rovine della fortezza possono poi essere raggiunte a piedi tramite il 'sentiero del serpente' o prendendo la funivia. A piedi occorrono 45 minuti  ma bisogna evitare le ore calde giacchè la calura è soffocante. Dopo la visita di Masada i turisti spesso si spostano nel vicino Mar Morto ove li aspetta un bagno nella salatissima acqua.

Autore Prof-Greco

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Inserito il 13 Aprile 2018 nella categoria Relazioni svolte